Musichetta d’attesa: da buona intenzione a supplizio. Perché i centralini automatici maltrattano la musica?
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- Creato 03 Maggio 2021
- Pubblicato 03 Maggio 2021
MANTOVA, 03 mag. - "Rimanga in attesa per non perdere la priorità acquisita..." e, a questo punto, parte l'immancabile musichetta. Che la musica abbia la funzione ben precisa di far pesare il meno possibile l'ansia dell'attesa indefinita è una cosa risaputa e studiata ad arte, ma mi chiedo: perché viene propinata alle nostre orecchie a un livello qualitativo così scadente?
Quello che dovrebbe essere un fattore lenitivo, per contro si trasforma progressivamente in un incubo e uno sfregio alla musica perpetrato tramite un pessimo livello audio, ulteriormente aggravato dalla riproduzione in loop.
Già , perché ogni volta che si sente sfumare la musichetta si è inevitabilmente indotti a pensare – beata illusione - che finalmente stia per risponderci un essere umano al quale sottoporre la nostra richiesta. E invece no, il supplizio riprende da capo, inesorabile e noi, impotenti, non abbiamo altra scelta che subire oppure, giunti all'esasperazione, riattaccare delusi.
La distorsione gracchiante diffusa dai centralini e dai call center si accanisce sistematicamente sui grandi compositori - Vivaldi, Mozart, Verdi i più tartassati - e lo stesso destino è riservato a pianoforti con le loro melodie catatoniche, alla povera Mina e a un'ampia schiera di generi musicali, dal bucolico all'inopportuna euforia carioca.
Se al fastidio di una diffusione di così bassa qualità si somma la noia per la pausa di imprevedibile dimensione è facile capire perché proprio quella musica che dovrebbe aiutare a sopportare l'attesa si trasformi in un seccante risentimento. Immagino che di ciò siano ben coscienti anche i diretti responsabili della comunicazione telefonica, ma mi stupisce il fatto che non ritengano opportuno intervenire almeno sulla qualità dell'audio. So bene che questa non è una questione di importanza vitale, però è altrettanto vero che si tratti di un'esperienza generale e molto spesso prolungata.
Le immancabili statistiche dicono che ogni singolo cittadino italiano passa circa 40 ore all'anno in attesa telefonica prima di accedere al servizio richiesto e che oltre il 90% dei clienti rinuncia se viene lasciato piĂą di 40 secondi in silenzio o se il tono dell'attesa risulta noioso. Oltre oceano va anche peggio: alcune ricerche affermano che un americano passa in media 43 giorni della sua vita in attesa dell'assistenza telefonica con tempi d'attesa che raggiungono mediamente i 45 minuti.
Per doveroso rispetto alla musica, agli autori, al valore del tempo e anche alle nostre orecchie... per favore, cari signori della telefonia, fate qualcosa!
Grazie.
Pergiorgio M. (Mantova)
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