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Istat, aumenta la povertĂ  individuale: pesa l'inflazione

ISTAT2ROMA, 18 apr. - Povertà assoluta in Italia: dal 2019 al 2023 sotto il peso dell'inflazione cresce l'incidenza individuale. A rilevarlo è l'Istat nel Rapporto sull'indice di benessere, Bes.

Nel 2019 era scesa al 7,6% in concomitanza dell'introduzione del Reddito di cittadinanza, trasferimento monetario non indicizzato all'inflazione come le altre prestazioni socio-assistenziali, nel 2020, l'incidenza riprende a crescere, arrivando al 9,1% e rimanendo stabile nel 2021. Nel 2022, l'incidenza torna ad aumentare al 9,7%, in larga misura a causa della forte accelerazione dell'inflazione, che ha colpito in particolar modo le famiglie meno abbienti e rimane sostanzialmente stabile con 9,8% nel 2023.

Reddito medio famiglie torna a crescere

Nel 2021 il reddito medio delle famiglie (33.798 euro) è tornato a crescere sia in termini nominali (+3%) sia in termini reali (+1%), rileva ancora l'Istat. Migliora anche l'indice di disuguaglianza del reddito netto, che registra un valore di 5,6, in diminuzione rispetto all'anno precedente (era 5,9 nel 2020) e con valori lievemente inferiori a quelli pre-pandemici (era pari a 5,7 nel 2019): in assenza di misure di sostegno alle famiglie (trasferimenti emergenziali e reddito di cittadinanza), l'indice di disuguaglianza sarebbe risultato pari a 6,4, valore molto superiore a quello osservato. Rimane sostanzialmente stabile rispetto ai tre anni precedenti la popolazione a rischio di povertà, pari al 20,1% nel 2022.

Con la ripresa dell'economia, si riduce significativamente la popolazione in condizione di grave deprivazione materiale e sociale (4,5% rispetto al 5,9% del 2021), quella che vive in famiglie a bassa intensitĂ  di lavoro (9,8% rispetto al 10,8% del 2021) e quella in condizione di grave deprivazione abitativa, con livelli solo lievemente superiori a prima della pandemia da COVID-19 (5,2% rispetto a 5,9% del 2021 e a 5,0% nel 2019). In contrazione anche l'indicatore di sovraccarico del costo dell'abitazione che risulta rappresentare un peso difficilmente sostenibile per il 6,6% della popolazione (7,2% nel 2021 e nel 2020 e 8,7% nel 2019).

La ripresa economica, aggiunge ancora l'Istat, impatta in modo significativo anche sul modo in cui le famiglie percepiscono la propria condizione, invertendo il trend negativo registrato a partire dall'inizio della pandemia: la quota di coloro che dichiarano di aver visto peggiorare la propria situazione economica rispetto all'anno precedente, si riduce finalmente nel 2023 (33,9%), dopo una crescita nei due anni di pandemia (era il 25,8% nel 2019) e arrivando nel 2022 al 35,1%, livello mai raggiunto in precedenza. Si inverte il trend negativo anche per la quota di persone che dichiarano di arrivare a fine mese con grande difficoltĂ : si contrae nel 2022 attestandosi al 6,9% dopo l'aumento dall'8,2% nel 2019 al 9,1% nel 2021.

(adnKronos)


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