Acqua potabile, nuovi limiti per contaminazione Pfas. Liguria e Trentino le regioni maglie nere

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Acqua Rubinetto4ROMA, 04 apr. - Finalmente è approdato in Parlamento il decreto legge per ridurre i limiti dei Pfas nelle acque potabili, approvato dal Consiglio dei Ministri il 13 marzo scorso.

Questo provvedimento mira ad abbassare i livelli consentiti di Pfas, composti poli e perfluoroalchilici, nelle acque potabili e a introdurre limiti per il cosiddetto Tfa (acido trifluoroacetico), una delle molecole più diffuse di questa classe di sostanze inquinanti, che fino ad oggi non era mai stata regolamentata.

Una presa di posizione, quella del governo Meloni, che ha un po' spiazzato tutti, visto che poco tempo fa la maggioranza aveva presentato una mozione sui Pfas, approvata alla Camera, che risultava piuttosto inconcludente e comunque meno puntuale.

La decisione, ora, arriva dopo la pubblicazione a gennaio dell'indagine di Greenpeace Italia "Acque senza veleni", che ha evidenziato una contaminazione da Pfas particolarmente estesa sostanzialmente in tutte le regioni italiane. I Pfas, chiamati anche "inquinanti eterni", sono sostanze chimiche usate in numerosi processi industriali e prodotti di largo consumo, che si accumulano nell'ambiente e che sono da tempo associate a gravi rischi per la salute.

Il testo che è arrivato in questi giorni al Senato prevede un valore limite di 20 nanogrammi per litro per la Somma di 4 Pfas (Pfoa, Pfos, Pfna e Pfhxs), già riconosciuti come pericolosi per la salute umana dall'Efsa, l'Autorità europea per la sicurezza alimentare, nel 2020.

Sebbene questo valore sia in linea con quello adottato dalla Germania, rimane più alto rispetto ai limiti più restrittivi imposti ad esempio in Danimarca, dove è stato fissato a 2 nanogrammi per litro, e in Svezia, dove invece la soglia è di 4 nanogrammi per litro.

Oltre ai limiti per i Pfas, già regolamentati anche dalla Commissione europea, il decreto introduce anche il monitoraggio di altre sostanze della stessa classe, come le molecole Adv ad esempio. Molto meno note eppure altrettanto pericolose: si tratta di quelle prodotte, per fare un esempio, dall'ex Solvay di Alessandria, oggi Syensqo.

Come anticipato, viene anche fissato un valore limite per il Tfa pari a 10 microgrammi per litro, equivalenti a 10mila nanogrammi per litro: si tratta di una sostanza rilevata di recente da Greenpeace nelle acque potabili italiane.

Le associazioni però non sono soddisfatte: per ottenere la massima protezione della salute pubblica l'obiettivo deve essere lo zero tecnico, spiega Greenpeace, ed è fondamentale che a questa misura segua una legge che vieti del tutto l'uso e la produzione di questi inquinanti.

Le regioni con l'acqua più contaminata da Pfas

Secondo l'analisi di Greenpeace, le regioni con le acque potabili più inquinate (in base al numero di campioni con più Pfas) sono:

  • Liguria (8/8 campioni);
  • Trentino Alto Adige (4/4);
  • Valle d'Aosta (2/2);
  • Veneto (19/20);
  • Emilia Romagna (18/19);
  • Calabria (12/13);
  • Piemonte (26/29);
  • Sardegna (11/13);
  • Marche (10/12);
  • Toscana (25/31).

Quelle in cui l'acqua potabile invece è più pulita sono:

  • Abruzzo (3/8, è l'unica regione con meno della metà dei campioni positivi alla presenza di Pfas);
  • Sicilia (9/17);
  • Puglia (7/13).

Le città con l'acqua più inquinata

Andando più nel dettaglio e osservando le città, invece, considerando il parametro di legge "Somma di Pfas" che a partire dal gennaio 2026 non dovrà superare 100 nanogrammi per litro, le città con le concentrazioni più elevate sono:

  • Arezzo;
  • Milano (Via Padova);
  • Perugia;
  • Arzignano (VI);
  • Comacchio (FE);
  • Olbia (SS);
  • Reggio Emilia;
  • Ferrara;
  • Vicenza;
  • Tortona (AL);
  • Bussoleno (TO);
  • Padova;
  • Monza;
  • San Bonifacio (VR);
  • Ceccano (FR);
  • Rapallo (GE);

(libero.it)


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